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mercoledì 11 settembre 2013

Come muovere i primi passi nel mondo del restauro: piccola guida pratica XI

Buongiorno! Di ritorno, dopo la lunga assenza estiva dal blog, considero  doveroso riprendere anche l'appuntamento settimanale con la mia piccola rubrica dedicata al restauro, anche perché so' che chi come me ha la passione per questo mestiere e la voglia di imparare e di cimentarsi nell''impresa', troverà questi post interessanti, ma soprattutto utili.

Oggi mi dedico al tema della colorazione del legno.

E' importante sapere che la tinteggiatura del mobile non sempre è un'operazione strettamente necessaria.
Talvolta, tuttavia, non può essere evitata. Analizziamo ora le modalità con cui intervenire.

Impregnanti e mordenti: differenze e usi 

Per quanto riguarda questa delicata pratica, il restauratore professionista fa affidamento più sulla lunga pratica e sugli anni di esperienza piuttosto che su grandi nozioni teoriche. Pertanto, anche per un amatore, il discorso sarà lo stesso: la pratica costante unita alla passione, a difficoltà iniziali ed a inevitabili errori, risulterà SEMPRE più efficace della grammatica.
L'impregnante è un prodotto d'uso moderno utilizzato sia per colorare il legno, sia per proteggerlo da funghi, agenti atmosferici e quant'altro. Il suo uso è propedeutico a una finitura con vernice per legno, assicurandosi sempre prima della compatibilità degli specifici composti che si intendono adottare. 
Il mordente è invece un prodotto tradizionale, la cui unica funzione è quella di tingere il legno; essendo lo strumento tradizionale di coloritura, costituisce la giusta tecnica per colorare un mobile in fase di restauro.

Preparare e applicare il mordente

Benché esistano tipologie all'alcol e all'olio, di non semplice utilizzo, i mordenti sono in genere presenti in commercio in forma granulare, da sciogliersi in acqua. Il giusto dosaggio è di 10 a 1, ossia a un litro d'acqua si aggiungono 100 grammi di mordente, calibrando meglio la proporzione in base alla tonalità desiderata, più o meno scura.
Si porta l'acqua a ebollizione così da sciogliere meglio il mordente e ridurre i residui, aggiungendo magari qualche goccia di ammoniaca per facilitare il fissaggio del colore. Il preparato può essere poi filtrato e conservato in una bottiglia di vetro.Prima dell'utilizzo va leggermente scaldato per favorirne l'uso e l'adesione. 
Dopo aver predisposto la superficie da trattare, prova il colore su un legno di scarto, possibilmente della medesima essenza di quello del mobile, o su una parte non vista dello stesso mobile che vai a trattare. Nel caso la tonalità della tinta necessitasse di aggiustamenti, puoi servirti dell'anailina ( di cui ti parlerò la settimana prossima) o di acqua, passando poi alla stesura con pennello o con una spugna a seconda della grandezza della superficie. Per esempio: se la superficie da trattare è molto ampia devi immergere la spugna nel mordente, devi darle una leggera strizzata e la passi sull'area di lavoro.
Trattata tutta la superficie, prendi una spugna pulita e inumidita solo con acqua e passala sulla superficie seguendo il senso delle venature, uniformando così la distribuzione del mordente.Considera il fatto che ripassando il mordente in un punto dove sta asciugando se ne scurisce la tonalità. Con la pratica puoi sfruttare la cosa per perfezionare la colorazione finale. 





mercoledì 12 giugno 2013

Come muovere i primi passi nel mondo del restauro: piccola guida pratica. IX

Buongiorno e buon mercoledì! Devo dire che questa piccola rubrica settimanale dedicata al restauro mi da tante soddisfazioni, perché riscontro l'interesse verso un argomento che amo e che tratto molto volentieri. La settimana scorsa mi hanno scritto Nancy per esempio, e Stefy del blog http://shabbyecountrylife.blogspot.it/  che seguo da quando ho aperto anch'io questo  mio spazio virtuale e, oltre a farmi i complimenti, mi hanno anche riferito che questi post dedicati al restauro sono per loro utili e quindi facilmente fruibili. Di questo sono molto contenta perchè è proprio quello che desidero, rendermi utile condividendo una mia grande passione.

Oggi mi ricollego al discorso della scorsa settimana, in cui ho parlato dello stucco elencandone tre tipologie: lo stucco classico, lo stucco a cera, lo stucco a gommalacca.
Dopo averti descritto le caratteristiche e le proprietà dello stucco classico e dello stucco a cera, oggi ti parlo dello stucco a gommalacca.

Stucco a gommalacca.

Va preparato volta per volta nella quantità necessaria e si utilizza solitamente e preferibilmente per mobili di pregio che vanno rifiniti a gommalacca. Questo tipo di stucco si presta bene a chiudere crepe e foro anche profondi, perchè una volta essiccato non ha cali profondi di volume. 
Per prepararlo procedi così:




Carteggiatura e scelta della grana.

Durante le varie fasi del restauro non sempre è necessaria la carteggiatura, anche se si tratta indubbiamente di una pratica molto utile, per esempio quando si deve levigare una stuccatura precedente eliminando residui e sbavature. Per carteggiare si usano carte o tele abrasive acquistabili in fogli o nastri di dimensioni e grossolanità granulare diverse.
Alle carte e ai teli sono applicati granuli abrasivi di diversa dimensione, la cui finezza e grossolanità corrispondono ad una numerazione progressiva, ( 40, 80, 100), e più la numerazione è bassa, più l'abrasivo è ruvido e i granuli che lo compongono saranno quindi più grandi , si tratta delle carte abrasive  grossolane. .
I numeri alti invece indicano un abrasivo più fine. Tra un valore ed un altro lo scarto è di 20.
Considera che le carte grossolane sono quelle con valori sotto 180, mentre quelle fini sono sopra 240.
E' preferibile carteggiare a mano, con movimenti che seguono il corso della vena del legno, evitando passaggi trasversali che lasciano segni visibili. Per agevolare l'operazione di carteggiatura permettendo alla carta di adattarsi a determinati profili, questa, può essere avvolta attorno a una spugna o a uno straccio.
E' referibile poi non rimuovere in continuazione la polvere che produci, in quanto aiuta a levigare e ad evitare di graffiare il legno. Ti consiglio invece di cambiare la carta quando si sporca perchè i residui di legno intrappolati gfra i granuli possono lasciare segni sulla superficie. 
Terminata una prima carteggiatura procedi a un secondo passaggio più fine, con carte di numerazione maggiore.
A fine lavoro puoi asportare la polvere prodotta tramite un aspirapolvere ed uno straccio umido passato sulla superficie.
Come ho già spiegato nel post precedente, le parti stuccate vanno eventualmente ripassate e ulteriormente riempite, poiché lo stucco asciugandosi si ritira. Una volta seccata la seconda mano si effettua un'altra carteggiatura.

Per oggi è tutto! Spero di esserti stata utile! 

Buona giornata e alla prossima.

mercoledì 29 maggio 2013

Come muovere i primi passi nel mondo del restauro: piccola guida pratica. VII

Buongiorno! Sono di nuovo qui, come ogni settimana, a scrivere di legno, di colla di pennelli ma soprattutto di passione, quella che mi ha spinto, ormai da un bel pò di anni  ad intraprendere il mio cammino nel mondo del restauro, della decorazione e dell'interior design in generale. Ho studiato tanto, ho fatto tanta pratica, (ma non ancora abbastanza) eppure l'amore che ho per questo mestiere e per tutto ciò che lo riguarda non si è mai affievolito, anzi, si alimenta sempre di più, giorno dopo giorno, tanto che ho avuto l'idea di aprire il mio blog proprio con l'intento di  condividere  la mia passione con qualcuno, e perchè no? Di aiutare, chi ne abbisognasse, soprattutto attraverso queste piccole lezioni, ad avvicinarsi al mondo del restauro senza indugi.

La volta scorsa ti ho descritto quali sono le caratteristiche della colla animale, come deve essere preparata e successivamente utilizzata. Oggi invece, è il turno della colla vinilica. 
Questo tipo di colla non dovrebbe far parte della dotazione tradizionale di un restauratore professionista, tuttavia, l'amatore può utilizzare tranquillamente la colla vinilica, il cui uso si adatta a tantissimi materiali.
Come la colla animale, può essere utilizzata per preparare stucchi con terre colorate. Per usarla al meglio, bisogna ricordare che la prima presa avviene nel giro di qualche ora, ma la definitiva polimerizzazione avviene nell'arco di un giorno;per una buona tenuta bisogna poi stringere le parti con mezzi adatti, quali morsetti da falegname o chiodini da non conficcare completamente e rimuovere dopo 24 ore. Nel post precedente ho accennato al fatto che sarebbe meglio restringere il suo utilizzo a mobili posteriori agli anni Venti e Trenta del secolo scorso e che la sua elevata resistenza, può ostacolare la possibilità di interventi successivi. E' importante sottolineare un altro aspetto aspetto negativo: la colla vinilica macchia il legno, per cui, in caso di pezzi nuovi quali aggiunte o riporti, è bene bagnare e mordenzare il legno prima di incollarlo.


Morsetti e bloccaggi.

Condizione essenziale perché una qualsiasi riparazione su un mobile da restaurare abbia buon esito è un corretto incollaggio. Effettuato sia con colla animale, sia con colla vinilica, l'incollaggio risulterà tanto più tenace quanto più i pezzi saranno stati pressati durante l'indurimento della colla. Per questo motivo è preferibile munirsi di morsetti di vario tipo che possano svolgere questa funzione. Il classico morsetto da falegname si compone di una ganascia dotata di una barra filettata che si stringe ruotando l'impugnatura. La pressione che esso può esercitare è così forte che bisogna fare attenzione a non segnare il legno, interponi a tal fine degli spessori di carta o compensato. Per stringere incollaggi su mobili di una certa dimensione si possono utilizzare lunghi strettoi a corsoio oppure dei nastri . E' preferibile mantenere la posizione dei morsetti per almeno 24 ore, in modo da essere certi che la presa della colla sia definitiva.

Per oggi è tutto, non perdere il prossimo post sulle differenti tipologie di stucco!

 Ciaoo




venerdì 24 maggio 2013

Alla 'Bella di Todi".

Buongiorno! Oggi la pioggia sembra averci concesso un po' di tregua, e con il fine settimana all'orizzonte, si potrebbe organizzare una bella gita fuori porta, o un pic nic sulla spiaggia. Il fine settimana  scorso io ed il mio amore siamo stati a Todi, in Umbria, ospiti dei nostri cari amici Biagio e Marilena che ci hanno accolti come sempre con i loro sorrisi e la loro disponibilità  nello stupendo agriturismo di cui sono i proprietari. Marilena in particolare è una grande appassionata di giardinaggio, e l'ampia distesa che circonda il casale in pietra, è diventato il grembo delle sue  fragranti 'creature' che ha piantato con le sue mani e che cura con attenzione ed amore. Passeggiando nel giardino di 'Entropia', (è il nome dell'agriturismo) non si possono non notare le bellissime rose antiche inglesi o la 'Bella di Todi', una carnosa rosa gialla dal profumo inebriante, per non parlare della lavanda, delle erbe aromatiche e molto altro ancora, e il lunedì  sono tornata a casa carica di vasi e vasetti preparati accuratamente da Marilena per me, che sa che amo le rose e i fiori in generale, proprio come lei...Se volete visitare virtualmente' 'Entropia', questo posto magico, vi lascio il link http://www.progettoentropia.it/.
Tutti quei profumi, la pace e la serenità vissuti ad Entropia, hanno stimolato la mia vena romantica e un po' retrò, e avendo a disposizione delle buste da lettera e della carta da scrapbooking con delle rose inglesi stampate, ho pensato di utilizzarle ispirandomi alle bellissime rose di Marilena.

Ho aperto le buste foderando l'interno con la carta, in questo modo anche un semplice biglietto d'auguri può trasformarsi in qualcosa di unico e speciale se racchiuso in una busta personalizzata.

Spero che il progetto di oggi vi sia piaciuto...Io lo adoro, e lo dedico alla mia musa ispiratrice: Marilena, simile ad una rosa, dall'aspetto fragile e delicato, capace di inebriarti con il profumo della sua forte personalità. 

Ciao e alla prossima!  

venerdì 17 maggio 2013

Il circo in una camera

Buongiorno! Finalmente è venerdì, e il sole dalle mie parti rimane ancora timidamente nascosto dietro grandi nuvoloni, ed è proprio nelle giornate come questa che il desiderio di colorare il mondo si impossessa di me come uno spiritello dispettoso.
Nella mia casa mancano ancora le tende, sono due anni e mezzo che la abitiamo, ma le tende sono un dettaglio che abbiamo tralasciato e di cui non ci siamo preoccupati più di tanto, mentre invece una semplice tenda bianca, a volte, può davvero dare quel tocco di completezza, arredando un ambiente che prima ci appariva spoglio e quindi anche in casa mia è arrivato il momento di pensare a questo particolare. Così  ho trovato dei vecchi bastoni per tende, appartenuti alla proprietaria dell'immobile, alcuni li ho semplicemente ripuliti per bene e li ho riutilizzati lasciandoli così come sono, anche se nel guardarli mi rendo perfettamente conto che il termine 'bello' non gli è proprio calzante...


Così un paio di giorni fa mi è venuta un'idea per la realizzazione delle tende per la camera da letto: avevo una bomboletta di smalto spray fucsia che ho utilizzata per verniciare i pomelli dell'asta che sorregge la tenda, mentre per quanto riguarda il bastone, ho pensato di 'shabbyzzarlo' a dovere, poi ho preso due teli in cotone bianco comprati all' Ikea della linea 'Lenda', li ho divisi in sezioni aiutandomi con il nastro di carta, ho realizzato uno stencil circolare con del cartone spesso e infine ho dipinto tanti pois fucsia picchiettando con il tampone di spugna.



Dato che io e mio marito siamo persone che non si prendono molto sul serio, ho pensato di realizzare per la nostra camera qualcosa di divertente e colorato che richiamasse un pò il mondo del circo e dei bambini in generale.


 Questo progetto quindi potrebbe prestarsi  anche per l'arredo di una cameretta per bambini per esempio, o 
per una craft room spiritosa, dove l'handmade ha un ruolo di assoluto protagonista.

 Ciao e buon fine settimana!

mercoledì 15 maggio 2013

Come muovere i primi passi nel mondo del restauro: piccola guida pratica. V

Buongiorno! Rieccomi qui per il nostro consueto appuntamento settimanale, anche questa volta sono stata costretta a pubblicare la mia piccola lezione sul restauro di mercoledì, perché come la scorsa volta mi sono dedicata ad un progetto importante di cui, più in là nel tempo, se ti interessa, ti racconterò i particolari.
 Bene, mercoledì scorso abbiamo affrontato la tematica della pulitura dei mobili trattati a cera e a gommalacca, per passare poi alla fase della sverniciatura, dove ti ho illustrato i successivi passaggi che ti permettono di effettuare una procedura ad hoc. Oggi invece ci occupiamo dei tarli, dei danni che provocano e dei metodi per combatterli.

Come comportarsi con i tarli

Il primo importante quesito è questo: come facciamo a riconoscere un foro praticato di recente da un tarlo, rispetto ad un foro più vecchio?  Sicuramente grazie ad un'attenta osservazione del bordo del foro. Il foro più 'giovane' avrà bordi netti e puliti, mentre un profilo scuro, con tracce di cera o sporco e un bordo irregolare indica un foro presente da tempo.


 In entrambe i casi è d'obbligo un intervento immediato che serve a rimediare i danni presenti e a prevenire future aggressioni. Quando lavori con la carta vetrata ricordati di questo particolare: il tarlo a volte scava la galleria immediatamente sotto la superficie del mobile , rendendo così fragilissimo lo strato fra questa e l'esterno, in questo caso potresti rischiare di portare via questa sottile parete e di lasciare scoperta una scanalatura su cui sarà difficile lavorare.
Prima di eseguire ogni intervento restaurativo, devi procedere con la disinfestazione. In passato venivano utilizzati sostanze come l'olio di cedro o quello di zafferano, noi ovviamente ci affidiamo a rimedi chimici di ottima efficacia applicabili principalmente attraverso due tipi di procedimento: l'iniezione o impregnazione di liquidi e la fumigazione con gas.


Disinfestazione e metodi

 Il metodo più diffuso è quello per mezzo di speciali liquidi antitarlo, da iniettare con una siringa in piccole quantità nei fori, nelle fessure, nelle giunzioni e in ogni spazio lasciato aperto dal legno.


Il liquido va applicato solo dopo un'accurata pulizia del legno in modo che lo sporco non faccia da barriera. Lo stesso liquido può essere applicato con un pennello passandolo più volte. Laddove il mobile necessiti, l'operazione va ripetuta almeno tre volte nell'arco di un anno a partire dall'autunno. 
Solo dopo che avrai constatato l'assenza di tarli puoi passare alla fase restaurativa successiva. Qualora il mobile non sia di grandissime dimensioni, si può procedere con il metodo della 'camera a gas'. E' necessario impregnare di liquido anti tarlo, utilizzando almeno un paio di litri di prodotto, tutto il mobile interessato e chiuderlo immediatamente dentro un sacco di nylon, un importante accorgimento è quello di collocare vicino al mobile all'interno del sacco, in modo che non si rovesci,anche un recipiente contenente un'altra lattina di veleno, in questo modo viene favorita l'evaporazione del prodotto che agirà in simbiosi con il prodotto di cui il mobile è già imbibito. Ultimo passaggio: chiudi ermeticamente il tutto con nastro adesivo da pacchi e lascia agire per almeno due settimane.Trascorso questo periodo, estrai  il mobile dal suo 'involucro' e lascialo asciugare per alcuni giorni in luogo arieggiato, infine esegui un ultimo passaggio con la siringa . I periodi migliori dell'anno per questa operazione sono la tarda primavera e l'autunno, perché è il momento in cui  le uova degli insetti xilofagi, cioè che mangiano il legno, si schiudono.

Per oggi è tutto: Spero di esserti stata utile!

Ciao e alla prossima.



mercoledì 8 maggio 2013

Come muovere i primi passi nel mondo del restauro: piccola guida pratica. IV

Buongiorno! Mi scuso per il ritardo, ma lunedì sono stata impegnata con un altro progetto  che mi ha costretta a pubblicare la lezione sul restauro solamente oggi!
Con l'ultimo post, ho cercato di mantenermi il più stringata possibile, per evitare di rendere un argomento tanto interessante ed affascinante banale e noioso, d'altro canto è necessario, per chi vuole avvicinarsi al mondo del restauro, conoscere determinate cose, come ad esempio  le differenti tipologie di legno e le loro caratteristiche, ma riconosco anche i limiti legati a questo tipo di approccio, ossia un'elencazione di nozioni che a lungo andare potrebbe stancare e rimanere fine a se stessa, mentre quello che desidero io è coinvolgerti completamente e trasmetterti tutta la passione e l'amore per un mestiere ricco di storia e di magia. Per renderti più stimolante l'argomento ho pensato di fare dei  piccoli disegni per illustrarti  determinate fasi del restauro, in modo tale da personalizzare ogni lezione  renderla  particolare, ma soprattutto più mia.
Lunedì scorso ti ho parlato della pulizia del mobile, e della differenza tra una pulizia generale e  pulizia specifica. Oggi invece ti spiego le differenze tra la  pulizia di un mobile rifinito a cera e la pulizia di un mobile rifinito a gommalacca, senza tralasciare un passaggio molto importante: la sverniciatura.

Mobile rifinito a cera.
La lucidatura a cera avviene mediante l'uso della cera appunto, sciolta in essenza di trementina. Devi osservare ma soprattutto toccare  il mobile, per riconoscere questo tipo di trattamento, che conferisce al manufatto una  particolare untuosità e morbidezza al tatto, unita ad una particolare tendenza all'opaco più che al brillante. Quando decidi di comprare un mobile, non avere remore a toccarlo o annusarlo, il legno è un materiale vivo, che ha bisogno di tutti i sensi per essere ascoltato,compreso,amato.
Un'efficace pulizia può essere effettuata strofinando delicatamente sul mobile uno straccio imbevuto di essenza di trementina. E' importante eseguire l'operazione delicatamente perché una pressione troppo forte potrebbe schiarire il legno compromettendo l'estetica generale dell'oggetto; in caso di sporco ostinato è preferibile quindi versare direttamente sulla zona da trattare alcune gocce di essenza di trementina lasciandola agire per qualche minuto e poi strofinarla. Successivamente riapplicherai la cera perché una volta asciugata, la trementina diventa opaca.


Personalmente uso la 'Cera Novecento' per questo tipo di lavori, e non lo dico per fare la sviolinata alla proprietaria dell'azienda, che tra l'altro è una blogger che seguo da un bel po', oltre ad essere una mia cara amica di facebook, ma lo dico perché è un prodotto che uso da anni (da prima che conoscessi Francesca quindi) e che, secondo me non ha eguali...

Mobile rifinito a gommalacca.
La preparazione della gommalacca, che nella sua forma originaria si presenta in scaglie, è un'operazione semplice, ma  allo stesso tempo richiede determinate accortezze al fine di ottenere una soluzione perfetta, si tratta di un passaggio fondamentale che adoro fare e di cui in seguito ti spiegherò la procedura.


La verniciatura a gommalacca conferisce al mobile una particolare compattezza, secchezza al tatto e lucidità. Diversamente che nel trattamento a cera, i punti del mobile strisciati o urtati presentano la gommalacca tendente a virare verso il giallo e facile a staccarsi, questo non succede con i mobili rifiniti a cera.La soluzione da utilizzare per la pulizia di un mobile rifinito a gommalacca si ottiene miscelando le seguenti sostanze:
  • 200 ml di essenza di trementina
  • 100 ml di olio paglierino
  • 100 ml di alcool a 95 gradi
Si strofina uniformemente con un tampone di cotone che devi sostituire spesso e che devi passare man mano con pressione sempre minore, fino a ottenere il risultato desiderato. Qualora lo sporco risulti tenace puoi aumentare moderatamente la quantità di alcool, perché un eccesso può causare l'asportazione della gommalacca, e in questo caso saresti costretto a sverniciare e riverniciare.

La sverniciatura.

  • Quando sverniciare

La pulizia del mobile potrebbe sembrarti inutile nel caso tu avessi già deciso di effettuare la sverniciatura. Tutto dipende però dal tipo di finitura originario e da quello che intendi applicare ex novo. Nel caso in cui le due finiture coincidano puoi limitarti alla sola pulizia, laddove decidi invece di adottarne un'altra devi necessariamente anche sverniciare. Per effettuare la pulizia più adatta, ovviamente,servendoti dei consigli di cui sopra, devi saper valutare bene qual'è il tipo di finitura già presente.

  • Salvaguardare la patina?
Va chiarito che se intendi mantenere la patina originale la sverniciatura non va assolutamente effettuata, perché rimuoverebbe anche questa. In questo caso devi limitarti alla sola pulizia della vernice per prepararla alla lucidatura.

  • Come sverniciare
Il metodo più classico, potenzialmente meno dannoso per il mobile e tra i più efficaci è quello mediante sverniciatore chimico, che va distribuito sulla superficie del mobile, provoca il distacco dello strato di vernice che va asportato con spatole, spazzole, pennelli o pagliette d'acciaio. Non si tratta di un'operazione difficile, ma si deve eseguire con piccoli accorgimenti : il locale deve essere ben areato se si lavora al chiuso, agire all'ombra se si lavora all'aperto, in quanto i raggi solari fanno evaporare velocemente i solventi e provocano l'asciugatura del prodotto prima che la sua azione sia completamente compiuta.
E' preferibile lavorare su zone limitate ed è bene sapere che i tempi di essiccazione variano a seconda della quantità e della qualità dello sverniciatore applicato.

Per sverniciare al meglio.

1. Il barattolo di sverniciatore si apre coprendone il tappo con uno straccio per evitare che la pressione interna faccia uscire il gel.


2. Si stende il gel in abbondanza con il pennello, su parti di volta in volta contenute. Sulle parti modanate il gel va applicato con tampone.

3. Il gel deve agire per qualche minuto, quindi si asporta insieme alla vernice con una spatola: non serve premere il distacco sarà agevole.

4. Per le modanature e le cavità serviti  sempre di una spugnetta: questa si adatta al meglio alle diverse tipologie di sagome.

5. Sulla superficie appena trattata spargi della segatura, così da rifinire ed eliminare tutte le eventuali  rimanenze di gel

6. Fai alcune energiche passate con una spazzola di saggina, in questo modo la segatura agirà come se fosse un abrasivo fine.

7. Elimina la segatura e passa delicatamente la paglietta di ferro.

8. Completa il tutto neutralizzando lo sverniciatore, ripulendo la zona trattata con uno straccio bagnato con essenza di trementina... Ed ecco qua la sverniciatura è completata!

illustrazioni by Emanuela Forcina

La lezione termina spero sia stata di tuo gradimento, ma soprattutto spero ti sia utile! 

Ciao e alla prossima!










venerdì 3 maggio 2013

Un regalo Shabby chic

Buongiorno! Ieri è stato il compleanno della mia amica food blogger Valentina www.laromadelcaffe.blogspot.com ed io ho pensato e ripensato a cosa poterle regalare, poi improvvisamente ho avuto un'illuminazione e mi sono ricordata che non molto tempo fa, Valentina mi aveva espresso il desiderio di avere un leggio da cucina per poter consultare più comodamente i  duemilacinquecento ricettari circa che conserva ordinatamente sugli scaffali della sua cucina...
Il leggio più carino e semplice che sono riuscita a trovare era però un po' 'triste' e senza personalità così, ho pensato  di trasformarlo in stile shabby chic, perfetto quindi per la massiccia isola 'total white' che troneggia al centro della cucina di Vale!


Dopo aver steso la pittura bianca sul leggio, percepivo ancora una sensazione di incompletezza legata ad un oggetto che invece volevo rendere speciale, quindi, ho scelto di personalizzarlo ancor di più aggiungendo la scritta 'libri' in francese.


Poi ho preparato il pacchetto con cura aggiungendo tocchi di pois, perché sò che quella sognatrice che mi diverto ad immaginare a metà tra Wynona Rider e Bambi ( per via dei suoi occhioni castani) come me li adora e come me è una romanticona...

Tanti auguri Vale! Spero che l'arte che ami di più, quella culinaria ti porti su quelle vette,che molto spesso, con sentieri diversi, insieme abbiamo sognato.


Ciao e alla prossima.    

mercoledì 1 maggio 2013

Questa stanza non ha più pareti...

Buongiorno e buon primo maggio! Ieri pensavo alle cose che mi rendono felici: l'amore, l'arte, il lavoro che faccio con passione, i colori, le giornate di sole, e...uno spazio all'interno della mia casa dove mi 'rintano' frequentemente, dove nascono  idee, dove pianto i fiori, prolungamenti dei miei desideri e dei miei progetti...


In questo spazio, mi circondo di oggetti, di libri, di foto, di piccole grandi traccie delle persone che amo,che occupano una parte importante nella mia vita, e di segni lasciati da me. Passato e presente si intrecciano all'interno di questa stanza, che una volta mio cognato ha paragonato ad una 'cabina del Titanic', che  non affonda però, ma che  resta a galla e come un porto sicuro accoglie anche chi è di passaggio...



E' questa la mia stanza preferita della casa in cui vivo, dove sono sempre me stessa e in cui a volte ho come l'impressione che i confini materiali non esistano più, dove le pareti sembrano dissolversi per aprirsi su spazi infiniti, da cui io posso  guardare il mondo da un'altro punto di vista e con occhi nuovi senza avere più paura...



Ciao e alla prossima!




lunedì 22 aprile 2013

Come muovere i primi passi nel mondo del restauro: piccola guida pratica. II

Buongiorno e buon lunedì! Sei pronto per questa nuova 'lezione' sul come muovere i primi passi nel mondo del restauro? Bene!...La scorsa settimana ti ho spiegato quali sono i principi che dovrebbero guidare un bravo restauratore, senza tralasciare l'importanza di una buona conoscenza storico-artistica legata agli stili, che ti consentirà di  capire come, e su quali pezzi puoi intervenire, inoltre  ti ho spiegato qual'è la differenza sostanziale tra un mobile antico, un mobile vecchio e un mobile falso, mentre oggi ti aiuto a capire come saper riconoscere un mobile antico.
Esistono alcuni elementi fondamentali che bisogna valutare per distinguere un mobile originale da un falso, partiamo dagli elementi più grossolani e facilmente individuabili:
  • Segni lasciati dagli attrezzi
Esiste una differenza sostanziale tra un segno lasciato da taglio di una sega elettrica, continua e regolare, è molto diverso da quello prodotto da un taglio manuale, con linea sempre discontinua e irregolare, anche se a realizzare il taglio, sono mani molto esperte.
L'uso della sega si riscontra analizzando parti nascoste del manufatto, come i fondi di cassetti, gli interni delle strutture dei mobili, i telai o parti sottostanti la seduta delle sedie.
Ciò è valido anche per l'uso della piallatrice elettrica, il cui uso si individua osservando con una luce radente le parti interne del mobile: infatti se non lavorato con pialla a mano, presenta degli avvallamenti, specie se il manufatto è carteggiato male. infatti, paradossalmente la piallatura eseguita a mano da un risulto più regolare e continuo. Consiglio: quando dovete comprare un mobile, portatevi dietro una pila elettrica. 
  • I chiodi e la ferramenta
I chiodi si usavano già tre secoli fa, ma, ovviamente erano fatti a mano, avevano testa grossa, gambo a sezione squadrata e rastremata, (ristretta) punta a piramide, ed erano uno diverso dall'altro. La presenza di chiodi cilindrici e con punta acuta deve insospettirti. Oggi vengono prodotti chiodi e altri elementi di ferramenta come serrature, maniglie, cerniere etc, a perfetta imitazione di quelli antichi, e questi elementi realizzati  artigianalmente rendono sempre più difficile capire quando un pezzo è di produzione recente o antica. A questo punto devi esigere lo smontamento del pezzo in metallo, (quando è possibile) e devi osservare lo stato del metallo direttamente a contatto del legno: una  ferramenta originale sarà lucida in questi punti come fosse nuova, mentre un pezzo di fattura recente e antichizzato ad arte, lo sarà anche nella parte esposta all'aria.
  • I legni.
Ti può capitare di trovarti di fronte ad un mobile dall'aspetto perfettamente antico, dovuto probabilmente ad un assemblaggio con legname vecchio o antico ricavato magari da vecchi arredi. Quando il lavoro viene eseguito da un bravo artigiano, lo smascheramento di un falso risulta davvero difficile. Di regola, si ritiene un falso un mobile con integrazioni o modifiche che superano il 40% del totale. La presenza di legni moderni come compensato, MDF o faesite denuncia subito la rielaborazione del mobile negli ultimi cinquant'anni.
Un'altro indizio utile è offerto dall'osservazione della grana del legno: con il tempo i pori si occludono sempre più fino a raggiungere una particolare compattezza; i legni teneri usati per la struttura interna e poi lastronati o impiallacciati diventano invece molto fragili.
  • I tipi di legno più comune.
E' bene avere anche una conoscenza di base sulle caratteristiche e versatilità delle diverse essenze di legno che gli artigiani dei secoli scorsi hanno ampiamente testato, impiegando legni di bassa qualità per realizzare strutture portanti di mobili e arredi, e utilizzando legni duri con grandi venature e predisposizione alla piallatura e alla lisciatura per i rivestimenti esterni. Vediamo quali sono le principali varietà di legni usate dai falegnami e dagli ebanisti.
  • Legni teneri
  • Abete
Legno dolce, distinto nelle varietà bianca e rossa. L'abete rosso è il più apprezzato, si utilizzava nella struttura di mobili poi lastronati, laccati, dipinti, o dorati. Era utilizzato per lavori di intaglio dagli ebanisti francesi; oggi è usato per i telai di mobili
  • Pino cembro
Dal profumo e dai nodi caratteristici il pino cembro era utilizzato in passato per la struttura dei celebri mobili laccati veneziani e per creare interi mobili nelle vallate alpine. E' di colore bianco-rossastro.
  • Larice
E' un legno di colore rossiccio e ricchissimo di resina. Poco usato per mobili in massello, ha invece ampio utilizzo in strutture e interni.
  • Pioppo
Legno molto usato per mobili popolari e per gli interni di mobili di pregio. Oggi è frequentemente utilizzato nelle pannellature di finitura dei compensati.
  • Cirmolo
E' un'essenza dai toni chiari, sul rossiccio, senza venature. Può essere lavorato e tagliato in tutte le direzioni. Si presta anche alla realizzazione di giocattoli.
  • Balsa
E' un'essenza di provenienza esotica ed essendo il legno più leggero in assoluto è molto usato per costruire aeromodelli.







Per oggi mi fermo qui, non perderti il post della prossima settimana dove ti spiegherò quali sono le differenti tipologie di legni duri, e quali sono le prime importanti fasi del restauro. Ciao e a presto!


lunedì 15 aprile 2013

Come muovere i primi passi nel mondo del Restauro: piccola guida pratica

Buongiorno e buon inizio settimana! Oggi vorrei riprendere un discorso che ho tralasciato un anno fa e che avevo cominciato su questo blog con l'intento di aiutarti a compiere i primi passi nel mondo magico del restauro. Ti è mai capitato di avere tra le mani un oggetto, come un baule, una lampada, una cornice o meglio ancora un vecchio mobile ereditato dalla nonna per esempio, e non sapere cosa farne per le brutte condizioni nelle quali versava? Oppure sei un amante dell'antiquariato e dei mercatini, vorresti comprare, ma sei frenato dalla paura di sbagliare e beccarti il cosiddetto 'pacco'?  Ho pensato allora di mettere a disposizione la mia passione e la mia conoscenza per  aiutarti  a riconoscere un mobile autentico da una copia in stile o da un falso, dandoti  anche qualche consiglio su come intervenire, qualora ce ne fosse la necessità, sugli oggetti e i mobili di tuo interesse. Sulla scia del progetto dedicato all'antiquariato a cui ho dato vita circa un anno fa (http://shabbyfreak.blogspot.it/2012/02/scuola-di-antiquariato-lesson-number.html) (dove mi sono fermata al mobile rococò), ti ricordo che imprescindibile da ogni intervento di restauro è la conoscenza dei vari stili e le varie epoche legate al manufatto, solo così infatti puoi scegliere e valutare su quali mobili intervenire e quali interventi fare appunto.. Ti consiglio di compiere i tuoi primi passi nel mondo del restauro lavorando su oggetti di scarso valore come un vecchio comodino per esempio, o una vecchia sedia che conservi in cantina, in modo che tu possa   affinare la tecnica  e allo stesso tempo evitare di rovinare un mobile di pregio.
Importante è quindi portare avanti uno studio sulla storia e gli stili dei mobili, e fare tanta pratica per poter diventare un esperto artigiano e un valente conoscitore dell'antiquariato, e solo a quel punto sarai pronto a compiere il salto, lavorando  anche su un mobile antico.
Esistono tre tipi di restauro: quello conservativo, quello antiquariale, quello commerciale.


Con il restauro conservativo, si  ripara e si protegge dal degrado il manufatto. E' l'intervento richiesto dai musei e dalla Sovrintendenza alle Belle Arti. In questo caso non si apportano integrazioni alla struttura ma il lavoro svolto deve essere visibile.

Con il restauro antiquariale si riporta all'antico splendore la struttura originale del mobile che deve essere tenuta sempre ben presente. E' la pratica che richiedono i proprietari privati per i propri mobili.

Il restauro commerciale è quella pratica veloce e brutale che viene eseguita con il solo scopo di rendere più veloce la vendita del mobile accelerando i normali e accurati passaggi di un restauro eseguito ad hoc. Questa pratica spesso, rovina lo stesso mobile, svalutandone anche il suo valore antiquariale.



Distinguere tra un mobile vecchio e un mobile antico.

Sono considerati mobili d'antiquariato, quei mobili realizzati fino alla seconda metà dell'Ottocento, mentre con la dicitura di 'mobile  vecchio', si intendono quei mobili costruiti dalla fine dell'Ottocento. 

Mobile in stile e mobile falso

Il mobile in stile è un pezzo costruito a imitazione di uno stile del passato, ma con tecniche e materiali moderni, non necessariamente rispettosi di quelli dell'epoca. 
Il mobile in stile imita solo esteriormente l'estetica degli originali, quest'ultimi hanno infatti costi nettamente superiori 
Un mobile falso invece è costruito imitando esattamente esemplari antichi utilizzando tecniche e materiali che si avvicinano a quelli dell'epoca. A volte, 'il falso' è riprodotto così bene da mettere in difficoltà anche i più esperti del settore.

Probabilmente ora ti chiederai: "Ok, ma come faccio a riconoscere gli stili e le tecniche del passato?'
Non ti preoccupare perché settimana dopo settimana ti spiegherò gli stili, i materiali e le tecniche utilizzate dagli antichi artigiani.

Conclusioni

Un consiglio molto importante che voglio darti riguarda il tuo approccio al restauro:  non considerarlo il  come un semplice intervento riparatorio, ma concepiscilo con un diverso atteggiamento  mentale teso ad  avvicinarti alla  storia  primitiva dell'oggetto. Solo così puoi rispettare ed amare il mobile e la sua storia evitando di cancellare del tutto i segni del tempo, agendo con rispetto su di esso senza apportare modifiche snaturanti forme e funzioni originali.
Il restauro è un atto d'omaggio  verso l'oggetto che riesce ad arrivare a noi attraverso le epoche, verso chi l'ha utilizzato e verso chi ne ha concepito l'idea e il progetto. Un bravo restauratore entra nella mente dell'artigiano che ha costruito il manufatto, osserva ogni singolo particolare e indaga sulle motivazioni che hanno indotto a preferire una determinata forma, un determinato materiale e una specifica tecnica

Per oggi mi fermo qui, lunedì prossimo ti spiegherò quali sono le caratteristiche che ti permettono di riconoscere un mobile antico. Buona giornata e a presto!


mercoledì 10 aprile 2013

La stagione dell'amore

Buongiorno e ben trovati! Oggi è una bellissima giornata di primavera, fuori splende il sole, l'aria profuma di fiori e gli uccelli cantano, la stagione dell'amore è cominciata: quale momento migliore per  scambiarsi una promessa di eterno amore? 
L'anno scorso io e mio marito ci siamo divertiti tantissimo ad organizzare il nostro matrimonio in stile vintage- shabby chic, abbiamo vissuto anche momenti di stress, ma solo dal punto di vista  fisico, perché per il resto abbiamo collaborato in totale sintonia ed armonia. 
Le foto che pubblico qui sotto sono tratte dalla mia personale cartella di Pinterest  intitolata 'Wedding' appunto, e  sono solo alcune delle mie immagini preferite, oggi le condivido con voi, che abbiate in programma un matrimonio, oppure no...

Ho inserito un numero maggiore di foto dedicate alla sposa perchè proprio non riuscivo a scegliere...Non sono tutte bellissime?

Il matrimonio è la gioiosa unione tra due persone, ed è giusto che anche lo sposo abbia la sua importanza...e qualche vezzo...

Il bouquet deve rispecchiare la sposa ed il suo stile 

Gi anelli...

Adoro la 'mise en place' con fiori freschi, pizzi e porcellane antiche, peccato che qui in Italia non esistono ditte di noleggio che hanno a disposizione questo tipo di stoviglie, mentre negli Stati Uniti è facile trovarle come bere un bicchiere d'acqua. 
Per il mio matrimonio contattai una ditta  che dispone di porcellane stupende con piatti diversi l'uno dall'altro,ma i costi di spedizione e di servizio per l'Italia risultarono davvero alti, comunque se volete andare a curiosare vi lascio il link http://someborrowedvintage.com/ . 

Le bomboniere saranno indimenticabili se personalizzate in maniera originale...

Vi lascio con questi piccoli dettagli decorativi, solo una parte infinitesimale di tutte le immagine che avrei voluto pubblicare, e spero che vi ispirino grazie anche alla complicità dell'amore che aleggia nell'aria...











giovedì 4 aprile 2013

Un baule pieno di sogni

Buongiorno e ben trovati! Finalmente posso mostrarvi uno degli ultimi lavori di restauro che ho eseguito e che mi rende davvero molto orgogliosa! Io amo tutto ciò che ha una storia, tutto ciò che racchiude un mistero, quel qualcosa  che non ci permette di conoscere il passato  di una  cosa!
Tempo fa mentre gironzolavo tra gli scaffali impolverati del mio "spacciatore" di antichità preferito, sono stata stranamente attirata da un vecchio baule che giaceva seminascosto sotto una pila di vecchie valigie ed altri bauli, tanto da riuscirne a scorgerne solamente metà della parte frontale ricoperta di borchie arrugginite.  Nonostante tutto, qualcosa mi diceva di prendere quel baule, portarmelo a casa e  farlo tornare al suo antico splendore! Ed è proprio quello che ho fatto, e carteggiando carteggiando eliminando così sporcizia e vecchia vernice ho fatto una bellissima scoperta... Sulle cerniere frontali è affiorata una data risalente al 1895! Non è fantastico?  Ecco qui sotto tutte le fasi della lavorazione.

 
...Che disastro! Qui ci vuole proprio olio di gomito!

Dopo averlo carteggiato, eliminando ogni residuo di vernice preesistente, ho steso su tutto il baule uno spesso strato di vernice di fondo.

Subito dopo ho applicato la foglia oro su tutte le parti in metallo: angoliere, cerniere, e fasce superiori.

Dopodiché ho preparato la soluzione di gomma lacca e ho eseguito una prima  sgrossatura a pennello su tutte le fasce in legno.

Successivamente sono passata alla lucidatura a tampone, che è quel processo che conferisce al legno quella morbidezza, quella lucentezza che ne mette in risalto l'essenza e  tutte le venature, è questa fase che amo di più, perché passaggio dopo passaggio  l'emozione cresce in me  e mi sento così felice di avere scelto di fare quello che faccio... Ciao e alla prossima!



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