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venerdì 31 gennaio 2014

Lettera a Frida, fiore d'acciaio.

Non ho mai visto un tuo quadro dal vero, forse perché quell'anno, in quel lontano millenovecentonovantanove in cui ti portarono a Roma per la prima volta, ero in un periodo che qualcuno di non molto importante ha definito 'no', mentre io considero quel  momento come una  fase di transizione, di sperimentazione e di maturazione. E forse è stato meglio così, perché  probabilmente allora, poco meno che ventenne, non avrei saputo cogliere quella minuzia dolorosa e piena di vita che colma ogni tua singola tela, e forse, e sottolineo forse, non mi ritroverei ora, più che trentenne, ad aspettarti come una bambina aspetta la notte di Natale per scartare il dono tanto desiderato.
Frida. Corpo troppo piccolo per contenere tanta forza. Nido d'acciaio pieno di speranze disilluse. Fringuello mutilato senza paura. Mi  insegni sempre qualcosa, e quando la barca  si incaglia e il vento soffia forte, guardo in su, oltre le nuvole, e penso a te che senza  i piedi, con le tue ali, sei riuscita a volare.

2 commenti:

  1. Anche io sono un'appassionata dei suoi quadri, dei suoi colori, della sua forza, della sua vitalità e istintività! Bellissimo questo omaggio a una piccola grande donna

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  2. Anch'io non ho mai visto un suo quadro dal vero, ma conosco la grandezza di questa donna. Meravigliose parole...

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